Quadro mediorientale

Tensioni tra Iran e Usa, ucciso un 14enne a Nablus

Pezeshkian annuncia resistenza; Trump rilancia sullo Stretto, mentre Zuppi condanna l'escalation in Cisgiordania

Tensioni tra Iran e Usa, ucciso un 14enne a Nablus

Prosegue lo scontro politico e comunicativo tra Iran e Stati Uniti dopo l’avvio del conflitto, indicato nel 28 febbraio scorso. Alle pressioni militari ed economiche di Washington, Teheran risponde con dichiarazioni che escludono una resa e rivendicano la capacità del Paese di resistere. Sullo sfondo resta anche la disputa sul controllo dello Stretto di Hormuz, snodo strategico richiamato nei messaggi delle due parti.

La contrapposizione tra Teheran e Washington

A parlare per l’Iran è stato il presidente Masoud Pezeshkian, secondo cui l’obiettivo del nemico era provocare il collasso del Paese, risultato che, a suo giudizio, non si è verificato. Il presidente ha sostenuto che le pressioni non riguardano soltanto il piano militare ed economico: a suo dire, gli Stati Uniti starebbero anche cercando di convincere i governi musulmani a non raggiungere accordi con Teheran, con l’obiettivo di spingerla alla resa.

La posizione iraniana, ha affermato Pezeshkian, resterà quella della resistenza. Sul fronte opposto, il presidente statunitense Donald Trump ha pubblicato una fotografia dello Stretto di Hormuz accompagnata dalla scritta nuovo territorio americano. La replica di Teheran è arrivata a stretto giro: lo Stretto, secondo la versione iraniana, è chiuso e non verrà riaperto finché gli Stati Uniti non modificheranno il proprio atteggiamento e non rispetteranno gli impegni assunti.

La situazione nei territori palestinesi

Nel frattempo, nei territori palestinesi occupati proseguono le violenze attribuite ai coloni israeliani. A denunciare la situazione è il cardinale Matteo Zuppi, che ha definito inaccettabile quanto sta avvenendo in Cisgiordania. La presa di posizione si inserisce nel quadro delle nuove tensioni segnalate nell’area, mentre resta alta l’attenzione sulle operazioni militari israeliane.

Nelle ultime ore, secondo quanto riportato dai media, un 14enne palestinese è morto a Nablus dopo essere stato colpito da un’arma da fuoco durante un raid militare israeliano. Il decesso aggiunge un episodio mortale al quadro delle violenze nella Cisgiordania occupata, richiamato nelle parole del cardinale Zuppi. Il testo non fornisce ulteriori elementi sulle circostanze dell’operazione né sull’identità del minore.