Gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo pacchetto di misure contro persone, società e navi accusate di sostenere le attività del governo iraniano. L’iniziativa, presentata dal Dipartimento di Stato e dal Tesoro, punta a ridurre le risorse finanziarie di Teheran e a colpire i suoi programmi militari, missilistici e informatici. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha avvertito che anche i Paesi che continueranno a commerciare con l’Iran potrebbero essere esclusi dal sistema finanziario basato sul dollaro, senza tuttavia indicare per ora nomi o una data di applicazione delle sanzioni secondarie.
Pressione economica e reazione cinese
Le nuove misure riguardano 60 persone, entità e imbarcazioni, tra cui esponenti militari iraniani accusati di aver ordinato o sostenuto attacchi contro forze statunitensi e alleate, attività di approvvigionamento e operazioni informatiche contro infrastrutture critiche americane. La campagna interessa inoltre reti coinvolte nel trasporto di petrolio, prodotti petroliferi e petrolchimici attraverso Emirati Arabi Uniti, Cina, Singapore ed Europa. Il Dipartimento del Tesoro ha esteso il campo delle sanzioni secondarie anche ad asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi.
Separatamente, il Dipartimento di Stato ha annunciato una taglia da 10 milioni di dollari per informazioni sui vertici dei Pasdaran ritenuti responsabili di attacchi e operazioni cibernetiche. Nell’elenco figurano, tra gli altri, il comandante della Guardia Rivoluzionaria Ahmad Vahidi e responsabili delle forze aerospaziali, dell’intelligence e della guerra informatica. Bessent ha spiegato che Washington intende concedere ai governi coinvolti il tempo necessario per adeguarsi, ma ha ribadito che l’amministrazione americana si muoverà rapidamente.
La Cina ha respinto la linea americana. Il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian ha definito la pressione economica una misura incapace di risolvere i problemi e potenzialmente destabilizzante per l’ordine finanziario globale, assicurando che Pechino adotterà le misure necessarie per difendere i propri interessi. L’elenco diffuso dagli Stati Uniti non comprende, per ora, istituzioni finanziarie cinesi sospettate di facilitare il commercio petrolifero iraniano.
Le risposte di Teheran e la crisi regionale
L’Iran ha promesso ritorsioni contro l’ampliamento delle restrizioni. Il ministro dell’Economia Ali Madanizadeh ha sostenuto che il Paese dispone degli strumenti per reagire sul piano economico, mentre il portavoce dei Guardiani della rivoluzione, Hossein Mohebbi, ha minacciato azioni contro interessi vitali americani e infrastrutture energetiche nel caso di attacchi al territorio iraniano. Il portavoce degli Esteri Esmaeil Baghaei ha inoltre avvertito che gli Stati che aderiranno alla campagna statunitense dovranno affrontare conseguenze. Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Mohsen Rezaei, ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché gli Stati Uniti non cambieranno atteggiamento.
Nel frattempo, il traffico marittimo nello stretto ha raggiunto il livello più basso da tre mesi, secondo dati preliminari citati da Sky Arabia e dalla società Kpler. Una petroliera è stata colpita da un proiettile di origine non identificata al largo dell’Oman: la sala macchine è rimasta danneggiata, ma l’equipaggio è illeso. Un episodio distinto è stato rivendicato dagli Houthi dello Yemen, che hanno riferito di aver colpito con un missile una petroliera saudita al largo di Yanbu, sul Mar Rosso. L’agenzia Ukmto ha confermato l’incendio a bordo e l’assenza di vittime.
In questo quadro, l’Iraq ha proposto a Iran e Arabia Saudita la creazione di un consiglio congiunto di coordinamento sulla sicurezza per affrontare la crisi di fiducia tra le due potenze regionali. Baghdad ha indicato anche l’obiettivo di riportare sotto il controllo esclusivo dello Stato tutte le fazioni armate e i relativi arsenali, in vista del ritiro della coalizione internazionale a guida americana. Né Teheran né Riad hanno finora commentato pubblicamente la proposta.