Il voto del Parlamento europeo sui benchmark ETS rappresenta un passaggio significativo per le politiche industriali comunitarie. A Bruxelles, nella giornata di giovedì 22 ottobre 2026, la Delegazione di Fratelli d’Italia – ECR al Parlamento europeo ha diffuso una nota ufficiale per commentare gli ultimi sviluppi legislativi e sollecitare interventi più incisivi a tutela del tessuto produttivo italiano ed europeo.
“ll voto del Parlamento europeo sui benchmark ETS rappresenta un passo positivo, al quale hanno contribuito fattivamente Fratelli d’Italia e il gruppo ECR, per alleggerire gli oneri sulle imprese e tutelare la competitività della nostra manifattura. Ma non basta correggere alcuni parametri: l’ETS resta un sistema che penalizza le aziende europee rispetto ai concorrenti extra-Ue e alimenta il rischio di deindustrializzazione”.
La richiesta di sospensione dell’ETS e il congelamento del nuovo ETS 2
I rappresentanti italiani del gruppo ECR pongono l’accento sulla necessità di revisionare radicalmente l’intero impianto normativo, chiedendo misure straordinarie per contrastare l’alto costo dell’energia e garantire la tenuta dei settori manifatturieri di fronte alla concorrenza internazionale.
“La vera partita si gioca ora sulla revisione profonda del sistema, superando un’impostazione ideologica che non tiene conto dei costi dell’energia, della disponibilità di tecnologie alternative e delle reali esigenze delle imprese. Per questo continuiamo a chiedere la sospensione dell’ETS nell’attuale emergenza energetica e il congelamento sine die del nuovo ETS 2. Ed è esattamente la partita che con coraggio e determinazione sta giocando il governo Meloni in sede di Consiglio europeo”.
L’appello al Partito Democratico e ai socialisti europei
La nota della Delegazione di Fratelli d’Italia – ECR si sposta poi sul piano politico interno e sulle scelte di voto compiute dai rappresentanti dell’opposizione durante le ultime sessioni plenarie.
“Oggi prendiamo atto positivamente che il Partito Democratico, diversamente da quanto avvenuto quasi sempre negli ultimi anni, si è per una volta schierato dalla parte delle nostre imprese. Se quindi oggi il Pd condivide davvero l’urgenza di proteggere l’industria italiana, dimostri coerenza anche sulle prossime battaglie. Non si possono denunciare i rischi della deindustrializzazione e poi difendere regole che contribuiscono ad aggravarli. I socialisti al Parlamento europeo, compresi quelli italiani, dimostrino di voler cambiare davvero questa impostazione: non lo faranno se si includeranno i termovalorizzatori nell’ETS, se i proventi delle quote verranno sottratti alla libera disponibilità degli Stati per sostenere le fasce più vulnerabili colpite dalla crisi energetica, se non verrà intaccata la finanziarizzazione di questo sistema malato o se verranno inaspriti gli obiettivi climatici senza fornire strumenti adeguati. Le nostre fabbriche e i nostri posti di lavoro non possono essere sacrificati in nome di regole insostenibili”.