Gli editori producono ogni giorno informazioni verificate assumendosene la responsabilità, mentre altri soggetti si appropriano delle notizie senza offrire alcun contributo. Per questa ragione servono regole certe di fronte alla continua crescita delle big tech e dell’intelligenza artificiale, che prelevano contenuti senza contribuire a generarli. Di questi temi si è discusso a Roma nell’ambito del convegno intitolato “Articolo 21 – Il diritto di sapere: stampa, libri, radio e TV uniti nel garantire informazione e cultura ai cittadini”. L’incontro è stato promosso da Confindustria Radio Televisioni, Associazione Italiana Editori e Federazione Italiana Editori Giornali. Per la prima volta l’intera industria del settore si è riunita in un’unica iniziativa per riaffermare il proprio ruolo sul mercato.
Il settore editoriale unito per la tutela dei contenuti
I comparti di stampa, libri, radio e TV generano ricavi complessivi per oltre 13 miliardi di euro, impiegando circa 57.000 occupati diretti e oltre 227.000 indiretti. Chi produce informazione e cultura opera nel rispetto di regole, costi e responsabilità precise, mentre le multinazionali tecnologiche e i sistemi di intelligenza artificiale generativa agiscono senza vincoli equivalenti, in assenza di trasparenza e spesso utilizzando contenuti protetti dal diritto d’autore senza alcuna autorizzazione.
I rischi del primatismo tecnologico per la democrazia
Sul valore della responsabilità e sui rischi per la democrazia è intervenuto Antonio Marano, Presidente di Confindustria Radio Televisioni:
“L’informazione ha un concetto di fondo, una responsabilità. C’è un giornalista che fa il suo lavoro, che è pagato per fare quel mestiere, c’è un editore che risponde civilmente, penalmente e quindi come tale sai chi dà la notizia. Purtroppo oggi la visione è globale. Il sistema, quello che chiamo primatismo tecnologico, sta portando alla fine alla gestione di un sistema che non è più controllato dai paesi della democrazia, ma è controllato da imprese, da persone e quindi abbiamo una visione globale che è pericolosa più di quanto può essere quella delle armi. Difendere i confini è un diritto, è un dovere, ma difendere la libertà di espressione all’interno di un paese è il principio fondamentale. L’autonomia editoriale, culturale e sociale è un primato. Quello che stiamo vedendo e stiamo controllando dall’esterno è un pericolo europeo globale. È questo che mi preoccupa: vedere la politica che pensa che il problema di difendere i confini sia il primato. Certamente lo è, ma forse lo è di più difendere la democrazia e l’informazione.”
Il confronto con gli over-the-top e il nodo retribuzioni
Sulle prospettive di dialogo con le piattaforme digitali e l’esigenza di giusti compensi si è espresso Alberto Barachini, sottosegretario con delega all’Informazione:
“Io credo che i grandi over-the-top si stiano rendendo conto che esiste un tema di responsabilità, anche un tema di reputazione. Oggi credo che nessuno si possa permettere di veicolare messaggi violenti, pericolosi in un clima comunque anche di guerra ibrida, ma anche di guerra reale. Quindi credo che esistano margini per discutere con gli over-the-top soprattutto di una compartecipazione alla produzione dei contenuti editoriali e alla giusta retribuzione di quelli che faticosamente le realtà editoriali producono. C’è una proposta di Google, per esempio, di retribuire i contenuti che vengono generati e le risposte generate dall’intelligenza artificiale. In questo momento per le norme italiane non è possibile trovare un accordo, ma sono sicuro che valuteremo le proposte e cercheremo di capire a livello normativo quali sono i margini per eventualmente accordi che ovviamente siano a vantaggio dell’editoria.”