Negoziati esteri

Venezuela, le compagnie energetiche verso nuovi contratti sul greggio

Reuters riferisce di firme imminenti; Washington punta su 17 giacimenti, pari a 65 miliardi di barili

Venezuela, le compagnie energetiche verso nuovi contratti sul greggio

Dopo mesi di trattative, diverse grandi compagnie energetiche sarebbero vicine alla firma dei contratti definitivi per operare in Venezuela. Secondo Reuters, le sottoscrizioni potrebbero arrivare già in settimana e coinvolgere, tra gli altri, l’italiana Eni, le statunitensi Chevron e GE Vernova, l’indiana ONGC e la colombiana GeoPark.

Le intese commerciali si sviluppano su un percorso distinto rispetto al maxi-accordo politico annunciato tra Washington e Caracas. La maggior parte dei contratti dovrebbe completare la transizione, della durata di sei mesi, verso le regole previste dalla nuova legge venezuelana sugli idrocarburi. Il nuovo quadro offrirebbe alle società straniere maggiore libertà nella gestione dei giacimenti, nella vendita diretta del greggio e nella riscossione dei profitti.

Il ruolo di Chevron

Chevron punta ad aggiungere al proprio portafoglio un blocco nella cintura dell’Orinoco, con l’obiettivo di ampliare una joint venture già attiva con la compagnia petrolifera statale PDVSA. Il gruppo statunitense sarebbe inoltre interessato a un’area nel nord di Monagas, ritenuta strategica per la produzione dei diluenti necessari a trattare il greggio extra-pesante.

Gli accordi con le compagnie non vanno confusi con il patto tra i due governi, annunciato la settimana precedente. In base alle ricostruzioni disponibili, la Casa Bianca punta a ottenere un ruolo in 17 giacimenti che custodirebbero circa 65 miliardi di barili di riserve provate, pari a un quinto delle riserve petrolifere venezuelane.

Dubbi sulla trasparenza

I dettagli operativi dell’intesa non sono stati resi noti dal presidente americano. Bloomberg e altre testate hanno indicato come figura centrale nei contatti con Washington l’imprenditore venezuelano Alejandro Betancourt, socio di maggioranza della North American Blue Energy Partners, nota come NABEP. Betancourt è stato indagato per riciclaggio in Svizzera e Spagna, circostanza che ha alimentato polemiche e interrogativi sul suo ruolo.

Secondo le ricostruzioni, il governo statunitense potrebbe acquistare una quota passiva del 35 per cento di NABEP e ottenere il diritto prioritario di comprare a prezzo di costo il 20 per cento della produzione. La società ha dichiarato al New York Times di essere pronta a collaborare, mentre diversi media considerano ormai probabile il suo coinvolgimento nell’operazione.

Il progetto ha sollevato dubbi tra giuristi e analisti del settore, che chiedono trasparenza sui contratti e mettono in discussione la legalità dell’operazione. Le trattative sarebbero rimaste riservate e non sarebbe stata indetta una gara pubblica, mentre Caracas sta ancora trasferendo decine di vecchi contratti verso il nuovo regime giuridico.

Il patto è stato annunciato venerdì da Donald Trump e confermato dalla presidente ad interim venezuelana Delcy Rodriguez. Secondo Rodriguez, l’accordo dovrebbe durare almeno 25 anni, attirare 100 miliardi di dollari di investimenti e garantire al Venezuela 209,3 miliardi tra tasse e royalties. La stima indicherebbe per il Paese un ritorno di circa 19 dollari per ogni barile prodotto, ma resta legata all’attuazione concreta dell’intesa.