John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti ed ex rappresentante permanente alle Nazioni Unite, ha analizzato in un’intervista all’Adnkronos le possibili conseguenze delle elezioni di midterm del 3 novembre. Secondo Bolton, il voto sarà soprattutto un giudizio su Donald Trump, sulla sua gestione dell’economia e sulle ricadute dell’aumento dei prezzi, mentre un’eventuale cambio di maggioranza al Congresso potrebbe aprire una stagione di indagini sull’amministrazione.
Tra i temi destinati a pesare sulle scelte degli elettori, Bolton indica l’inflazione, il costo della vita, l’insicurezza economica e i timori per il lavoro. Anche l’aumento del prezzo della benzina, collegato in parte alla guerra nel Golfo, potrebbe incidere sul risultato. Gli elettori, osserva, non voterebbero direttamente contro il conflitto, ma contro le conseguenze economiche che ne derivano.
Le accuse sulle interferenze russe
Rispondendo alle domande sulle proteste e sulle tensioni sociali in Europa, Bolton sostiene che la Russia continui a utilizzare quelle che vengono definite tattiche di zona grigia. A suo giudizio, Mosca potrebbe tentare di influenzare le elezioni e i processi politici attraverso attacchi informatici, campagne contro i candidati, messaggi capaci di alimentare il malcontento e iniziative dirette a indebolire la fiducia nelle istituzioni.
L’ex consigliere ipotizza anche che gruppi radicali possano essere finanziati per destabilizzare le società europee, ma precisa di non avere prove specifiche a sostegno di questa tesi. Il riferimento, aggiunge, è a tecniche di influenza già utilizzate dalla Russia durante la Guerra fredda e riprese, secondo la sua valutazione, in forme diverse anche dopo la fine dell’Unione Sovietica.
Ucraina, Iran e rapporto con Meloni
Sulla guerra in Ucraina, Bolton esprime preoccupazione per un’eventuale negoziato condotto da Trump senza il coinvolgimento di altri interlocutori. Il presidente statunitense, sostiene, avrebbe una conoscenza limitata degli affari internazionali e tenderebbe a interpretare i rapporti tra gli Stati attraverso le relazioni personali tra i leader. Per questo, secondo l’ex rappresentante alle Nazioni Unite, Vladimir Putin considererebbe Trump un bersaglio facile e potrebbe attendere la conclusione del voto per cercare un’accordo favorevole a Mosca e penalizzante per Kiev.
Bolton descrive inoltre come instabile il rapporto tra Trump e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. A suo giudizio, il tycoon avrebbe reagito negativamente alle critiche ricevute dalla premier per le sue parole sul Papa. L’ex consigliere esclude tuttavia che si tratti di un dissidio irreparabile e sostiene che la reazione di Trump sarebbe dipesa più dalla sua insofferenza verso le critiche pubbliche che da una strategia geopolitica definita.
Quanto all’Iran, Bolton ritiene che l’esito delle elezioni americane e di quelle israeliane non determinerà necessariamente la decisione su un nuovo attacco. Trump avrebbe chiesto ai militari di preparare le operazioni necessarie, ma potrebbe scegliere tra una nuova campagna di raid, una dichiarazione di vittoria o una soluzione intermedia. L’ex consigliere considera quindi imprevedibile la decisione, che il presidente potrebbe assumere dopo il voto valutando la situazione del momento.
In caso di conquista di una o di entrambe le Camere da parte dei democratici, Trump potrebbe attribuire la sconfitta ai candidati repubblicani e non considerarla una bocciatura personale. Il Congresso avrebbe la possibilità di avviare audizioni e indagini sull’amministrazione, ma margini limitati per condizionare la politica estera presidenziale. Anche un’eventuale impeachment alla Camera, osserva Bolton, non porterebbe automaticamente alla condanna al Senato, per la quale sarebbe necessaria una maggioranza di 67 voti su 100.