Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando la possibilità di dichiarare conclusa la guerra con l’Iran. Lo riferiscono funzionari americani citati dal Wall Street Journal, secondo i quali il capo della Casa Bianca ne avrebbe discusso in colloqui riservati con i suoi più stretti collaboratori.
Stando alle fonti, Trump sarebbe favorevole all’idea di annunciare la fine del conflitto e ritiene che la pressione economica possa costringere il regime iraniano a smantellare il proprio programma nucleare. In caso contrario, secondo la valutazione attribuita al presidente, il regime potrebbe collassare. Le indiscrezioni arrivano mentre sul terreno proseguono gli scambi di attacchi e non si intravede ancora una soluzione diplomatica.
Dispiegamento Usa prolungato
Parallelamente, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha esteso fino al 2027 il dispiegamento delle forze statunitensi in Medio Oriente, prorogando le missioni già in corso. La decisione, riferita sempre dal Wall Street Journal, riguarda una presenza composta da 19 navi da guerra, sistemi di difesa aerea, squadroni di caccia e paracadutisti.
La proroga contrasta con l’impostazione iniziale dell’offensiva statunitense contro l’Iran, lanciata sei mesi fa e presentata allora come un’azione rapida e decisiva, destinata a evitare un conflitto prolungato. Secondo fonti a conoscenza dei fatti, l’estensione del dispositivo militare rappresenterebbe invece una strategia di lungo periodo, pensata per lasciare al presidente diverse opzioni operative.
Il prolungamento della missione starebbe però aumentando la pressione sulle forze armate americane e sulle loro famiglie. Il dispiegamento nella regione avrebbe infatti prodotto un arretrato nelle attività di manutenzione che, secondo le informazioni riportate, potrebbe richiedere anni per essere smaltito.
Missili e droni contro le basi in Kuwait
Nel frattempo, l’Iran ha rivendicato attacchi missilistici e con droni contro basi statunitensi in Kuwait. L’esercito kuwaitiano ha segnalato sui social media di essere sotto attacco nelle prime ore della giornata, mentre la televisione di Stato iraniana ha collegato l’operazione ai crimini commessi dagli Stati Uniti contro il popolo iraniano. Press Tv ha riferito che un’importante struttura di una base americana sarebbe stata colpita e che dall’area si sarebbero levate dense colonne di fumo.
Gli attacchi sono arrivati dopo una nuova notte di bombardamenti statunitensi e la successiva rappresaglia iraniana. Trump ha avvertito che gli Stati Uniti restano pronti a colpire la Repubblica islamica, mentre Teheran ha promesso di spezzare il nemico americano in qualsiasi momento. Le ostilità sono riprese domenica, dopo un mese di relativa calma, in una guerra iniziata a fine febbraio e ancora priva di un accordo.
Tra domenica e martedì sera le forze statunitensi hanno condotto due ondate di raid. Washington ha dichiarato di aver preso di mira prima un tentativo di minare lo Stretto di Hormuz e poi installazioni delle Guardie rivoluzionarie iraniane, compresi siti radar e sistemi di difesa aerea.
Il secondo attacco ha provocato 19 morti, tra militari e civili, uno dei bilanci più pesanti degli ultimi mesi. Quattro persone sono state uccise durante un matrimonio nel distretto sud-orientale di Sirik, dove quasi altre 70 sono rimaste ferite. L’esercito americano non ha commentato l’episodio, ma ha dichiarato di non prendere mai di mira i civili e ha accusato delle violenze le Guardie rivoluzionarie iraniane.