Il 15 luglio 2026, il cardinale Robert Sarah ha partecipato alla conferenza “Europa e Africa” tenutasi nella Sala Spaak 5B1 del Parlamento europeo a Bruxelles. L’evento, organizzato dal gruppo Ecr in collaborazione con Pro Vita & Famiglia, ha visto la partecipazione di parlamentari europei, rappresentanti istituzionali e delegazioni della società civile, con l’obiettivo di discutere delle modalità con cui l’Unione europea condiziona la cooperazione per lo sviluppo dell’Africa. Il cardinale ha lanciato un appello ai parlamentari europei affinché “ascoltino l’Africa” e rispettino la sua sovranità culturale, chiedendo una cooperazione non influenzata da agende ideologiche.
Durante l’incontro, sono stati presentati i risultati di un dossier di Pro Vita & Famiglia intitolato “Aiuti condizionati – L’Unione europea e l’Africa: strumenti finanziari, giuridici e commerciali in materia di aborto, agenda Lgbtiq+ ed educazione sessuale”. Questo documento, basato su fonti ufficiali, analizza le politiche europee dal 2000 al 2026 e raccoglie informazioni su trattati, regolamenti e programmi di finanziamento dell’Unione, evidenziando come questi siano spesso legati all’adozione di politiche in materia di aborto e diritti Lgbtiq+.
Critiche alla condizionalità degli aiuti
Il dossier sottolinea cinque punti chiave, tra cui il “Samoa agreement”, un trattato internazionale vincolante che stabilisce impegni in materia di salute sessuale e riproduttiva per l’Africa. Inoltre, viene menzionato lo strumento Ndici–Global Europe, che prevede un investimento di almeno 29,18 miliardi di euro per l’Africa subsahariana nel periodo 2021-2027, con l’obiettivo di aumentare a 60,5 miliardi di euro per il periodo 2028-2034.
Il cardinale Sarah ha messo in evidenza la crisi del linguaggio nei rapporti tra le istituzioni europee e il continente africano, denunciando le “colonizzazioni ideologiche” imposte dall’esterno. Ha affermato che la mancanza di accesso all’aborto viene spesso definita come “violenza”, mentre i diritti dei concepiti vengono ignorati. Ha citato le Costituzioni africane, come quella del Kenya e dell’Uganda, per dimostrare che le legislazioni locali riconoscono la vita al concepimento e non devono essere ignorate.
Resistenza africana e condizionamenti esterni
Il cardinale ha anche denunciato la creazione di ministeri dedicati alla teoria del gender in cambio di aiuti economici, sottolineando che tali richieste non possono essere imposte ai Paesi africani, dove mancano risorse fondamentali come ospedali e acqua potabile. Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, ha parlato di “condizionalità ideologica” degli aiuti europei, che vincolano il supporto economico all’accettazione di istanze radicali, come l’adozione di politiche Lgbtiq+ e la facilità di accesso all’aborto. Ha descritto questo approccio come una forma di razzismo che nega la dignità umana e morale delle nazioni africane.
Infine, Brandi ha ricordato l’impegno dell’associazione contro la Strategia Lgbtiq+ 2026-2030 della Commissione europea, sottolineando che una petizione promossa ha raccolto oltre 33.000 firme contro tali politiche.