Bruno Vespa replica a Michele Santoro sul contratto che lo lega alla Rai e respinge l’accusa di avere un trattamento economico da star. Il conduttore affida la sua posizione a un post pubblicato su Facebook, tornando sulle dichiarazioni pronunciate da Santoro il 27 maggio durante un dibattito sulla situazione della televisione pubblica, diffuso sull’account di Servizio Pubblico.
Il confronto sui contratti
Secondo Vespa, l’inquadramento contestato da Santoro non sarebbe un’eccezione riservata a lui. Il giornalista sostiene che, da Enzo Biagi in poi, i conduttori di maggiore rilievo siano stati inseriti nella prestazione previdenziale Inps ex Enpals. Nel suo intervento cita, tra gli altri, Maggioni, Giletti, Monteleone, Sottile e Sciarelli, presentandoli come esempi di professionisti sottoposti a un regime analogo.
Vespa richiama quindi la precedente esperienza di Santoro a Mediaset. A suo dire, anche l’ex conduttore di Servizio Pubblico, quando lavorò per l’azienda di Silvio Berlusconi, ebbe un contratto a partita Iva come conduttore e autore televisivo, trattato ai fini previdenziali secondo lo stesso schema. La replica non mette in discussione la legittimità della scelta di Santoro, che decise di trasferirsi a Mediaset, ma la utilizza per contestare il paragone con il proprio rapporto professionale.
Nel post, il conduttore di Porta a Porta afferma inoltre di avere rifiutato per due volte, nel 2021 e nel 2022, un raddoppio del compenso che gli sarebbe stato proposto da Silvio Berlusconi. Vespa riferisce anche di una successiva richiesta, arrivata nel 2023 da Piersilvio Berlusconi, a passare a Mediaset. Da qui la rivendicazione di essere rimasto, a differenza di altri, nell’azienda televisiva in cui è nato professionalmente.
Il rendimento della trasmissione
La parte centrale della replica riguarda il rapporto tra il costo dei programmi e i ricavi pubblicitari. Vespa definisce completamente falsa la ricostruzione secondo cui Porta a Porta avrebbe ascolti insufficienti a giustificare il compenso. Precisa inoltre che la cifra comprende anche Cinque Minuti, programma trasmesso in prima serata.
Nel sostenere la propria tesi, il giornalista richiama fonti ufficiali e afferma che la trasmissione garantirebbe un rendimento pubblicitario pari al triplo del costo. Vespa aggiunge di ritenere questa valutazione persino prudenziale, ricordando che il programma, nonostante l’orario tardo, ospiterebbe ogni sera circa una ventina di spot pubblicitari. Si tratta di dati e valutazioni contenuti nella sua replica, pubblicata nel contesto del confronto sul funzionamento e sui compensi nella Rai.