Violenti scontri si sono verificati il 31 ottobre 2026 a Tirana, capitale dell’Albania, durante una nuova manifestazione contro il governo del primo ministro Edi Rama. Il corteo, nato con modalità pacifiche davanti al ministero dell’Istruzione, è degenerato quando alcuni manifestanti incappucciati hanno lanciato pietre contro gli agenti e incendiato cassonetti dei rifiuti.
La protesta contro il governo
Decine di giovani hanno divelto sassi dalla pavimentazione per scagliarli contro la polizia. Il gruppo chiedeva le dimissioni di Edi Rama e ha ribadito di non riconoscersi nell’opposizione politica. La manifestazione, infatti, non è guidata da una leadership riconosciuta e i partecipanti hanno anche formato un cordone per impedire l’avanzata dei militanti dell’opposizione di centrodestra, guidata da Sali Berisha.
Le proteste sono iniziate a maggio, alimentate dalle accuse di presunta corruzione rivolte al governo. Tra gli elementi che hanno contribuito alla mobilitazione c’è la contestazione di un progetto per un hotel di lusso in una riserva naturale protetta, collegato alla famiglia del presidente americano Donald Trump. Dalla metà di ottobre le manifestazioni si sono intensificate, assumendo in diversi casi un carattere violento.
Feriti e arresti
Secondo il ministro dell’Interno Ervin Demo, dall’inizio delle proteste sono rimaste ferite 350 persone. Tra loro figurano circa 200 agenti di polizia e una quarantina di passanti. Le autorità hanno inoltre comunicato l’arresto di 269 minorenni nell’ambito delle manifestazioni.
Nel quadro delle nuove misure contro le violenze, il governo ha introdotto multe fino a 5.500 euro per i partecipanti ritenuti responsabili di atti violenti. Il malcontento espresso dai giovani riguarda anche le carenze del sistema sanitario e la mancanza di prospettive, motivi che si sono aggiunti alla contestazione del progetto edilizio e alle accuse di corruzione.