Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di avere la capacità militare per colpire i vertici iraniani, aggiungendo che i dettagli dell’operazione, eventualmente, si conoscerebbero in seguito. In un altro intervento ha sostenuto che lo Stretto di Hormuz sia completamente aperto e sotto il controllo della Marina americana, che avrebbe provveduto anche a rimuovere le mine. Le sue affermazioni, tuttavia, si inseriscono in un quadro segnato da una drastica riduzione del traffico marittimo e da tensioni ancora diffuse in Medio Oriente.
Pressioni sul traffico marittimo
Secondo i dati di navigazione elaborati da Kpler, ieri soltanto sei navi hanno attraversato Hormuz, contro una media di circa 11 negli ultimi dieci giorni e di 130-140 nel periodo precedente al conflitto. Quattro imbarcazioni, tra cui due petroliere vuote, sono entrate nello Stretto; altre due, una piccola petroliera carica di gas di petrolio liquefatto e una nave con combustibili residui, ne sono uscite. Nel vicino Bab el-Mandeb, sul Mar Rosso, i transiti sono stati invece 25, in linea con la media recente.
La Germania ha chiesto all’Iran di impegnarsi in modo costruttivo nei negoziati con i Paesi della regione e con gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul, dopo un colloquio con l’omologo iraniano Abbas Araghchi, ha sollecitato la riapertura senza condizioni dello Stretto, invocando una navigazione libera e sicura. I timori per Hormuz hanno inciso anche sui mercati: i future di Wall Street sono risultati contrastati, mentre il petrolio è rimasto sostenuto in attesa dei dati sull’inflazione americana e delle indicazioni sulle prossime mosse della Federal Reserve.
Raid e negoziati tra Israele e Libano
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha condannato quelli che ha definito i “brutali attacchi” israeliani contro il Libano meridionale. Secondo le dichiarazioni riportate da Tasnim e citate da Al Jazeera, le operazioni avrebbero provocato morti e feriti tra i civili e danneggiato abitazioni e infrastrutture. L’Agenzia nazionale di informazione libanese ha riferito inoltre di un intenso bombardamento di artiglieria sulle colline di Ali Taher, alla periferia di Nabatieh al-Fawqa.
Gli attacchi sono avvenuti dopo il settimo round di colloqui diretti tra Israele e Libano, concluso a Roma sotto la mediazione statunitense. I negoziati, incentrati sull’attuazione dell’accordo quadro raggiunto il 26 giugno, dovrebbero proseguire all’inizio del mese prossimo. Un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha definito il processo positivo, accusando Hezbollah di tentare di sabotarlo e spiegando che Washington sta lavorando per superare i vincoli politici interni ai due Paesi.
In Cisgiordania, secondo fonti locali citate da Al Jazeera e dall’agenzia Wafa, le forze israeliane hanno proseguito raid, perquisizioni e arresti in diverse località. A Burqa, a nord-ovest di Nablus, sei palestinesi, tra cui due bambini, sarebbero rimasti feriti dopo essere stati picchiati durante un’incursione, stando alla Mezzaluna Rossa palestinese. Wafa ha riferito inoltre dell’arresto di cinque persone nel governatorato di Betlemme e di operazioni in vari villaggi, mentre a Tammun sarebbero state perquisite numerose abitazioni. Nella zona di al-Mughayyir, vicino a Jenin, sarebbero stati impiegati gas lacrimogeni.
Il riassetto del potere iraniano
Il comandante della Forza Quds, Ismail Qa’ani, è arrivato in Iraq per incontrare esponenti di milizie e partiti filo-iraniani, secondo l’emittente saudita al-Hadath. Al centro dei colloqui ci sarebbe il possibile disarmo delle formazioni attive nel Paese. Intanto, a Teheran, il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei ha varato nomine che, secondo le ricostruzioni del Wall Street Journal e di Reuters, rafforzano la presenza di veterani vicini ai Guardiani della rivoluzione.
La decisione più rilevante riguarda Mohsen Rezaei, 71 anni, nominato segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale al posto di Mohammad Bagher Zolghadr e rappresentante personale della Guida nello stesso organismo. Il Consiglio riunisce presidenza, diplomazia, intelligence e vertici militari, anche se l’ultima parola sulle questioni strategiche resta formalmente alla Guida suprema. Khamenei, che secondo le ricostruzioni sarebbe stato ferito nell’attacco del 28 febbraio in cui morì il padre Ali, non è ancora comparso in pubblico dalla sua designazione.
La Guida suprema ha infine chiesto alle Forze armate e ai Basij di sviluppare ulteriormente le capacità militari, mantenendo un’elevata preparazione difensiva e di sicurezza anche per eventuali operazioni offensive. In Siria, le autorità hanno sospeso temporaneamente il rientro degli sfollati curdi a Ras al-Ain dopo l’attacco subito da un primo gruppo diretto verso la città. Sul fronte politico, Trump ha definito “ottimo” il rapporto con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, nonostante i disaccordi sulla proposta americana per Gaza e sul ritiro delle truppe israeliane.