Missione navale

La portaerei Lincoln rientra negli Usa dopo oltre 260 giorni

Marinai sottoposti a carenze alimentari, docce deteriorate e chiamate limitate; il Congresso valuta verifiche sulle condizioni a bordo

La portaerei Lincoln rientra negli Usa dopo oltre 260 giorni

La portaerei statunitense Uss Abraham Lincoln sta rientrando negli Stati Uniti al termine di una missione durata più di 260 giorni e prolungata per esigenze operative in Medio Oriente. Il ritorno avviene mentre sono emerse segnalazioni sulle condizioni vissute a bordo durante la lunga permanenza nell’area di competenza del Comando centrale militare degli Stati Uniti, il Centcom.

Secondo quanto riferito dal segretario ad interim della Marina, Hung Cao, l’equipaggio ha dovuto affrontare difficoltà nei rifornimenti, limitazioni nelle comunicazioni con le famiglie e problemi legati alla salute mentale. Le chiamate a casa sarebbero state ridotte nei periodi in cui la minaccia operativa era considerata troppo elevata. Anche l’alimentazione è stata modificata quando non erano disponibili prodotti freschi, senza che, secondo Cao, venissero saltati i pasti.

Le condizioni denunciate a bordo

I media hanno riportato un quadro più critico, citando cibo avariato, docce con presenza di muffa e un deterioramento delle condizioni psicologiche di alcuni marinai. Le notizie hanno spinto esponenti democratici al Congresso a chiedere un’indagine sullo stato della nave, una delle due portaerei statunitensi presenti nell’area assegnata al Centcom.

La missione della Lincoln è stata estesa perché, secondo i vertici della Marina, le esigenze operative lo richiedevano. La permanenza prolungata avrebbe sottoposto marinai e Marines a una pressione molto elevata, portandoli al limite delle loro possibilità. Cao ha tuttavia sostenuto che il personale fosse esausto ma mai spezzato e ancora in grado di combattere.

La difesa della Marina

In una nota, il segretario ad interim ha riconosciuto le difficoltà affrontate dall’equipaggio, ma ha sottolineato la sua resilienza e il successo dell’attività svolta. Cao ha parlato di un numero esiguo di casi di salute mentale trattati e ha precisato che non si sono verificate perdite di vite umane. I dettagli, ha aggiunto, saranno comunicati in seguito.

Il responsabile della Marina ha ribadito che la sicurezza e l’incolumità di marinai e Marines devono restare la priorità, insieme al successo della missione e al benessere delle truppe. Ha inoltre difeso l’operato dei comandanti, spiegando che il compito di un leader consiste nel prendersi cura del personale bilanciando questa responsabilità con le necessità operative.

Cao ha infine accusato alcuni media di rappresentare i militari come vittime, sostenendo che questa lettura distoglierebbe l’attenzione dal nemico e dalla minaccia per gli Stati Uniti. Nel bilancio dell’operazione, la Lincoln ha completato più di 10.000 sortite e sganciato circa 700.000 ordigni. La Marina ha presentato questi numeri come elementi del risultato raggiunto, mentre le richieste di verifica al Congresso mantengono aperto il confronto sulle condizioni del personale a bordo.