Monito democratico

Ex 007 Usa: Trump e il rischio di un potere senza freni

Oltre quattrocento veterani dell’intelligence denunciano contrappesi indeboliti; crescono timori prima delle consultazioni per metà mandato

Ex 007 Usa: Trump e il rischio di un potere senza freni

Donald Trump sta seguendo, durante il secondo mandato alla Casa Bianca, un percorso che secondo una rete composta da oltre 400 ex funzionari dell’intelligence e della sicurezza nazionale presenta tratti simili ai metodi utilizzati dagli autocrati per conquistare e consolidare il potere. L’allarme è stato lanciato da The Steady State, organizzazione che riunisce ex esponenti degli apparati di sicurezza statunitensi, in testimonianze raccolte dal Financial Times.

Il monito degli ex funzionari

Al centro delle preoccupazioni c’è la progressiva concentrazione delle prerogative presidenziali, accompagnata dall’indebolimento delle istituzioni e dei contrappesi destinati a limitare il potere esecutivo. Paul Kolbe, ex responsabile di una stazione della Cia con esperienze nell’ex Unione Sovietica e nei Balcani, ha osservato che gli autocrati fanno spesso ricorso a manuali relativamente comuni per conquistare ed esercitare il potere. A suo giudizio, diverse dinamiche osservate oggi negli Stati Uniti richiamano proprio quel modello.

Julia Curlee, ex analista della Cia, ha sottolineato il peso del silenzio pubblico davanti a questi cambiamenti. Secondo la sua valutazione, molti cittadini americani non comprendono fino a che punto siano state svuotate e indebolite istituzioni considerate fondamentali. Il timore espresso dalla rete riguarda anche il possibile impiego dei poteri presidenziali contro chi critica l’amministrazione.

Il caso del nulla osta di sicurezza

Tra le persone che denunciano questa dinamica c’è Mark Zaid, avvocato specializzato in sicurezza nazionale. Zaid è impegnato in una battaglia legale con Trump dopo la revoca del suo nulla osta di sicurezza, l’autorizzazione necessaria per accedere a informazioni riservate. Per il legale, le garanzie istituzionali sarebbero state rimosse e gli Stati Uniti non avrebbero ancora raggiunto il punto peggiore della situazione.

Gli ex funzionari contestano inoltre l’uso dell’intelligence per sostenere le posizioni politiche dell’amministrazione. Il mese scorso Trump ha accusato la Cina di avere interferito nelle elezioni presidenziali americane del 2020. Una valutazione del National Intelligence Council del 2021 aveva però concluso che Pechino non aveva condotto operazioni di interferenza.

Secondo i rappresentanti di The Steady State, la diffusione di informazioni declassificate in questo contesto rischia di alimentare dubbi sull’integrità del voto. La questione assume particolare rilievo a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato, appuntamento che rinnoverà parte del Congresso e che potrebbe diventare terreno di nuove contestazioni sul rapporto tra apparati di sicurezza, Casa Bianca e istituzioni elettorali.