Negoziati Medio Oriente

Piano USA per Gaza: Netanyahu frena sul disarmo prima del ritiro

Tensioni sulla sequenza operativa dei 15 punti presentati dalla Casa Bianca mentre proseguono i colloqui del Board of Peace

Piano USA per Gaza: Netanyahu frena sul disarmo prima del ritiro

Quello che venerdì 31 luglio 2026 Donald Trump aveva presentato come una svolta per il disarmo di Hamas e il progressivo ritiro israeliano dalla Striscia si è scontrato con un primo ostacolo diplomatico. Nella giornata di domenica 9 agosto 2026, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto pubblicamente la roadmap americana articolata in 15 punti, precisando che le forze di difesa israeliane (Idf) non abbandoneranno il territorio prima della completa smilitarizzazione delle fazioni palestinesi.

Il punto dello scontro è l’ordine delle mosse

La distanza tra le parti riguarda la priorità delle fasi operative. Il piano sostenuto dagli Stati Uniti prevede un processo parallelo in cui Hamas e le altre sigle militanti dovrebbero consegnare le armi, disattivare gli arsenali e smantellare i tunnel, trasferendo le funzioni di sicurezza a un’amministrazione locale, mentre l’esercito israeliano dovrebbe arretrare per fasi. Il capo del governo di Gerusalemme rifiuta la contemporaneità e pretende la totale eliminazione delle armi pesanti e leggere prima di qualsiasi arretramento delle truppe.

Che cosa prevedono davvero i 15 punti

La roadmap stabilisce il passaggio della gestione civile della Striscia al National Committee for the Administration of Gaza, un organismo tecnocratico destinato a prendere in carico anche la sicurezza. La neutralizzazione delle strutture militari rimarrebbe sotto la supervisione dell’International Verification Committee e di una International Stabilization Force. Le armi non verrebbero consegnate a Israele ma all’autorità locale, a fronte di un ritro graduale dell’esercito israeliano, condizione su cui il premier di Israele non intende cedere senza garanzie preventive.

Hamas: siamo ancora dentro l’accordo

Sul versante palestinese, la dirigenza di Hamas dichiara di ritenere ancora valido l’impianto negoziale definito al Cairo. Il dirigente politico Basem Naim ha chiesto ai mediatori di fare pressione sul governo israeliano affinché rispetti gli impegni, evitando la formula del disarmo diretto e preferendo quella della consegna delle armi alla nuova autorità. La fazione richiede che la prima fase comprenda la cessazione degli attacchi e l’avvio del ritiro, evidenziando una divergenza sostanziale sulla sequenza delle fasi.

La Casa Bianca minimizza: “Conta quello che Israele fa”

L’amministrazione di Washington ha mantenuto una posizione pragmatica, valutando l’operatività sul campo rispetto alle dichiarazioni pubbliche. Le forze armate israeliane hanno ridotto l’intensità delle operazioni a Gaza a seguito del colloquio tra il primo ministro israeliano e Nikolay Mladenov, rappresentante del Board of Peace. Fonti vicine ai negoziati indicano che l’esercito avrebbe limitato le azioni alle sole minacce immediate, sospendendo le eliminazioni mirate.

E sul terreno qualcosa si sta già muovendo

In ambito politico riservato, il premier israeliano avrebbe manifestato al consorte dell’ex prima figlia statunitense, Jared Kushner, la volontà di testare la fattibilità del piano. Le truppe stanno consolidando le posizioni lungo la Linea Gialla senza avanzare ulteriormente, mentre l’esecutivo ha autorizzato l’ingresso dei primi elementi della forza internazionale e l’avvio di cantiere pilota a Rafah. I colloqui del 3 agosto tra il rappresentante del Board of Peace e la leadership israeliana erano stati definiti costruttivi.

Dietro Netanyahu pesa anche il voto del 27 ottobre

La linea rigorosa del capo del governo di Gerusalemme risponde anche a dinamiche elettorali interne in vista della consultazione del 27 ottobre 2026. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha sostenuto il blocco di qualsiasi arretramento prima dello smantellamento dei gruppi armati. Il primo ministro israeliano ha inoltre ribadito che sotto la sua guida non sorgerà uno Stato palestinese, ponendosi in contrasto con l’esito finale della roadmap che prevede l’autodeterminazione palestinese.

Mladenov prova a tenere in vita il piano

Il Board of Peace prosegue l’attività diplomatica per evitare il fallimento della mediazione. Il rappresentante Mladenov ha precisato all’emittente israeliana N12 che il ritiro dell’Idf dovrebbe svolgersi “settore per settore” solo dopo la bonifica e la neutralizzazione degli arsenali nelle singole aree. Questa modalità progressiva costituisce la base su cui gli emissari statunitensi intendono strutturare il compromesso operativo tra le parti.